Da giorni si parla di Harvey Weinstein, il produttore hollywoodiano che sarebbe autore di molestie e stupri ai danni di molte attrici.

Sui social e non solo lì assisto a discussioni rispetto alle denunce tardive. Penso che questo post di Paolo Marchegiani riassuma pienamente il mio punto di vista perché il dato più interessante è proprio quello che riporta la stessa Asia Argento (a cui non si perdona di essere o sembrare quella che altrove si chiama “bitch”, un misto di “stronza” e “puttana”): l’eccezione rappresentata dall’Italia nella sua colpevolizzazione rispetto alla vittima.

Come se non fosse passato un giorno da quando Tina Lagostena Bassi tuonava contro un tribunale di uomini il cui intento era spostare l’attenzione dagli imputati alla condotta della vittima.

Qui il link per chi non avesse visto mai il documentario che anticipò il programma più bello di sempre: Un giorno in pretura.

Non solo. La storia di Harvey Weinstein e la relativa polemica mi riportano in testa una vicenda successa recentemente a Torino. Una giovane donna è stata abusata prima dal padre e poi dagli dagli educatori della comunità protetta in cui era stata ospitata. All’epoca aveva sedici anni. Nel frattempo il processo in Cassazione si è chiuso con la prescrizione portando alle promesse del presidente della corte d’appello di Torino, Arturo Soprano, che intende prendere provvedimenti su chi è responsabile delle lungaggini del processo.

Solo e sempre a Torino a febbraio era successo un caso simile e i giudici avevano chiesto scusa; a marzo si era evitata in extremis la prescrizione di un processo per violenze su una ragazzina. Tre anni e sei mesi all’imputato e intanto la parte lesa si era suicidata nel 2006.

Non manca chi chiede l’abolizione della prescrizione almeno per chi commette abusi su minori. Io non sono una giustizialista, credo che tutti abbiano diritto a non rimanere ostaggi della magistratura per tutta la vita. Tuttavia la denuncia di un abuso sessuale è legata a fattori psicologici molto delicati. A questi si aggiunge l’aspetto culturale.

Le reazioni alle accuse di Asia Argento ci ricordano che soprattutto in un Paese come il nostro la pressione sociale può essere fortissima.

Per questo dovremmo forse riflettere su quanto sia bene che la prescrizione decorra da quando il reato viene consumato e non da quando viene denunciato.
Non ho posizioni definitive su questo e sarei felice di conoscere quelle di chi mi legge.

1 Comment Da Tina Lagostena Bassi a Asia Argento come se non fosse passato un giorno

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