Da quando è uscita la notizia della corsa al reddito di cittadinanza presso un caf pugliese, una parte degli utenti di fb, dalle destre all’area moderata di sinistra, ha riportato la notizia con toni sbeffeggianti.

Un’altra parte, spesso riconducibile alla sinistra, è corsa a ricordare quello che pare ovvio: la povertà non va presa in giro. Nel farlo attaccava la parte moderata accusandola di snobismo meschino. Questa si è difesa sostenendo che l’oggetto della presa in giro erano i manipolatori grillini, non i manipolati.

Al netto del dibattito in sé, questo episodio mi ricorda come una certa sinistra non riesca ad avere una posizione netta contro lo schieramento grillino. Del resto, sono gli stessi che ci si alleerebbero o che invitano il Pd a un’alleanza. Niente di nuovo. Entrambe sono forze che condividono la matrice roussoviana del pensiero e quindi dello Stato. C’è un “ma”: quella sinistra è la stessa che attacca, spesso a ragione, il liberismo, il capitalismo e il consumismo.

Penso sia allora importante ricordare ciò che forse quella sinistra dimentica: chi è Grillo. Grillo è quello che è riuscito in un’operazione che la storia non dimenticherà, ovvero reificare definitivamente l’offesa. L’ha resa merce su cui speculare in termini di denaro e consenso.

Oltre ad avere una grave colpa intellettuale e artistica (usare l’offesa come mezzo per far ridere) ne ha una politica: usare l’offesa per vendere biglietti, ottenere visite, spostare il consenso, determinare il tono del dibattito.

L’offesa alza il livello emotivo e abbassa quello del raziocinio. L’offesa non si discute, si afferma. L’offesa attira l’attenzione e fa vendere. L’offesa è la degradazione ultima del linguaggio pubblico che già era colpito da:

  • la riduzione a slogan (fenomeno derivato dal marketing e dal meccanismo di vendita) avvenuta soprattutto con Berlusconi e Renzi;
  • la semplificazione determinata dai media;
  • l’odio distribuito da forze politiche come la Lega e di nuovo dai media.

Non è stato Grillo a sdoganare l’offesa. Prima di lui ci sono stati numerosi esponenti di altri partiti e da ogni lato (spesso vittime erano le donne: dalla Bindi alla Carfagna). Lui però, nell’ambiguità che il suo ruolo di comico gli consentiva, l’ha portata a cifra del linguaggio pubblico fino a quando il suo elettorato, né più né meno vittima di una operazione di convincimento da marketing, l’ha assorbito.

Su questo bisogna essere molto chiari. Grillo ha fatto tutto ciò in maniera sistematica, in maniera ossessiva. Era lui che dava della “vecchia puttana” alla Montalcini, era lui che faceva i “VaffaDay”, era lui che dava del “cancronesi”, “testa asfaltata”, “gargamella”, “faccia da culo”, “Rigor Montis”, “salma”, “Morfeo”, “Supercazzolaro”, “ebetino di Firenze”, “Tremorti”, “Forminchioni”, “Pisapippa”, “Frignero”, “Alzheimer”, “Ovetto Kinder”, “Anthony Perkins delle vecchie mignotte”, “Fattucchiera”, “Topo Gigio”, “figlia di Fantozzi”, “Enterogelmini”, “psiconano”, “zombie”, “padri puttanieri”, “carogne e schiavi degli editori”, “container pieno di merda liquida” ecc. 

L’offesa come mezzo più diretto per raggiungere non tanto l’oggetto dell’offesa, ma il pubblico. Questo non si cancella dicendo: “L’epoca dei Vaffa è finita.” Non cancelli lo stupro al dibattito con un colpo di spugna dopo che hai ridotto la cosa pubblica a merce sul banco di chi parla più facile e in modo più furioso. Non lo si può fare senza far pagare a tutti conseguenze sul piano della tenuta democratica. Non lo si deve fare in questa epoca in cui è dovere civico e politico aiutare gli elettori negli sforzi di lettura.

Ogni nemico della complessità è il vero nemico del popolo.

Il nemico della complessità vuole il popolo manipolabile, capace di assorbire rapidamente informazioni e promesse, di farle proprie in barba ai processi. È così che i caf si riempiono di quella che retoricamente e con patetismo si derubrica a “povera gente”: perché nel gioco della semplificazione leader come Grillo hanno allenato milioni di elettori a farsi colpire da chi urla più forte, da chi urla promesse facili.

La sinistra, quella che dovrebbe essere per l’emancipazione culturale del popolo, sta dando assist costanti a una visione devastante per la crescita degli individui e il loro modo di partecipare alla democrazia: sta avallando chi guadagna soldi e consenso attraverso pratiche di linguaggio precisissimeQuando la sinistra ha smesso di pensare che la battaglia più importante fosse quella per l’emancipazione culturale degli individui?

Accanto a lei una parte di intellighenzia moderata e di docenti universitari (da Pasquino a Scalfari) si scopre grillina o comunque non affatto ostile a Grillo. E qui mi stupisco persino maggiormente.

Ho imparato infatti da questi professori, e subito dopo da decine di libri che loro stessi mettevano nei programmi, che una democrazia, prima del contenuto delle parti in gioco, è condivisione di regole e linguaggio.

C’è allora un episodio che troppo facilmente viene rimosso. Quando si ricordano le trattative tra Pd e grillini si tende a evocare l’incontro con Bersani. Io invece ne ricordo bene uno: quello Renzi – Grillo. Lo ricordo anche perché proprio i grillini in questo periodo lo diffondono come segno dell’integrità del proprio leader (e vi basterà leggere i commenti al video per capire l’effetto sull’elettorato).

In quell’episodio Grillo siede a un tavolo istituzionale delle trattative come rappresentante del suo partito (non a caso li chiamo grillini e non M5S: non sarà l’agitare l’indipendenza di Di Maio a farmi cambiare idea, semmai la rafforza). A quel tavolo Grillo impedì a Renzi di parlare.

Chiarisco meglio: non si tratta di avere posizioni diverse, più o meno discutibili, ma di impedire la parola all’avversario. Si tratta di far saltare la grammatica di base della democrazia. Chiederei a Pasquino: “Chi è l’eversore?” In questo piccolo episodio sta la matrice di questo movimento e della creazione del suo consenso. Dopo aver messo da parte il suo lato più nobile, come i MeetUp (perché non rendevano in termini di voti?), ha compreso che la strada doveva essere una: quella della semplificazione, di cui l’offesa è apice, quella dello slogan e quella dei gesti definitivi come vietare la parola.

Esasperare così il dibattito ha un prezzo. Non tanto l’ostilità di avversari che avrebbero potuto essere alleati. Il prezzo più alto sta nelle promesse facili e impossibili, nell’odio (no rabbia) che si instilla, nell’invito a concepire la realtà come luogo del bianco/nero. Ovvero il contrario di ciò che la cultura, non il Pd o i presunti radical chic, si sforza di fare da secoli. Dalla didattica alla letteratura. Pensavo che in politica questo ruolo spettasse innanzitutto alla sinistra. Forse mi sbagliavo. Spero che se ne ricordi prima di quando tutto il popolo che si dice di amare, e non solo quello che corre ai caf, quel prezzo dovrà pagarlo.

——-

Ps: avrei potuto intitolare questo articolo “Grillo è uno stronzo” per ottenere più click e dimostrarvi quello che il marketing sa bene: l’odio vende. Ma se c’è una cosa si cui intendo spendere il mio stare nel mondo è combattere contro tutto questo. Grazie quindi a chi è arrivato fin qui senza aver bisogno di contribuire ad abbassare l’asticella dello scambio.

37 Comments A proposito di Grillo e dei nemici del popolo

  1. Riccardo Escher

    Uhi, inizio a capire la Tua ripulsione, ma questo post ne contiene almeno tre, il che, –
    “taggato” quale sono e perciò coninvolto – rende difficile commentare o rispondere. Devo pensarci su. Ma in una cosa non mi sento rappresentato. Si può dire di tutto di Grillo fuorché che semplifichi, se guardato da vicino (mi vergogno un po’ di usare un classico della critica che sarebbe il “Tu fai quello che critichi”, ma in effetti la Tua critica è un ciccino esteriore. L’è düra dimostrare il contrario, direbbe il milanese in me, ma vediamo se trovo una strada… – in ogni caso sarà un approccio a spirale, mica me li sogno di
    notte gli argomenti e poi appena sveglio li trascrivo)

    Reply
    1. Valentina

      E’ molto pericoloso e discutibile pensare che il linguaggio e le regole siano mera questione esteriore.

      Reply
  2. R

    L’analisi parte da un presupposto completamente errato, cioè che sia stato Grillo a sdoganare il linguaggio dell’odio: quel tipo di dialettica politica, basata sull’emotività più che sul raziocinio, è stata varata e poi sviscerata prima e per un decennio dai governi Berlusconi. La differenza principale è che i 5S, piaccia o meno, hanno un contenuto politico (rappresentano cioè un elettorato che ha degli interessi ben precisi, contrariamente a quanto vogliono far credere gli avversari), mentre B. non rappresentava altri che se stesso, era sostanzialmente interessato a fottere quanto gli capitava sotto tiro e a promulgare leggi che gli consentissero di evadere sia le tasse che la galera. Il resto dell’analisi mi sembra piuttosto superficiale: speravo che il messaggio finale fosse diverso invece si scade nel buonismo più democristiano. La società italiana ormai è fratturata in un enorme conflitto generazionale e la dialettica politica non può prescinderne in nome del bon ton.

    Reply
    1. Valentina

      Eppure è scritto chiaramente che non sia stato lui a sdoganarlo. Mi preoccupa la tendenza a leggere trascurando parti e sentendo al contempo l’urgenza di rispondere. Prova di quello che dico nel pezzo. La differenza nel linguaggio, piaccia o meno (come dice lei), sta nel fatto che quelle parole di odio sono il fulcro del suo metodo espressivo. Non a caso oggi sente l’esigenza di rassicurare dicendo che non lo farà più. Come se non avesse determinato definitivamente un disastro.

      Reply
    2. Valentina

      Per il resto, mi spiace solo una cosa, ma prendo atto anche di questo come corollario della mia tesi: ritenere cinicamente – come vogliono i tempi – che un richiamo alle emancipazione delle menti sia buonismo. Persino democristiano. E aggiungo che non lo deve spiegare a me, che qualche parola e azione negli anni l’ho spesa sulla questione generazionale, che c’è una frattura. Il punto è come la racconti e come ti approcci alla frattura. Ma non solo, come dice giustamente lei. Il punto sarebbe anche il contenuto. Da anni io e tanti miei colleghi riteniamo che forme di aiuto al reddito siano indispensabili per la rivoluzione che sta avvenendo nell’impresa e nel commercio con relativo affossamento di intere categorie di lavoratori. Ma non penso si debbano ottenerle togliendo alle pensioni della borghesia. Penso serva prima un serio – e tutt’altro che facile – processo di tassazione delle grandissime rendite, soprattutto legate alle big company, visto che più di tutti hanno determinato i cambiamenti in atto traendone immani benefici. A mio avviso, quella di Grillo è una proposta irrealizzabile o prematura, quindi demagogica (Basta tagliare i privilegi della casta? Basta togliere il CNEL come voleva il referendum? Per il resto, fatico a capire l’esatta copertura visto che neanche il link che indicano nel sito va: http://www.beppegrillo.it/marcia_perugia_assisi/disegno-di-legge.html).
      Ma sa, da buonista, penso che il problema venga prima ancora del contenuto della proposta: con la gente che ride davanti a chi dà della “vecchia puttana” alla Montalcini per vendere più biglietti non ritengo di avere molto in comune. E sono fieramente intransigente su questo.

      Ps: non sarà un “fottere” a rendere più efficace il punto di vista.

      Reply
      1. diana

        Personalmente, il richiamo all'”emancipazione delle menti”, all'”educazione del popolo” ecc., lo associo al Paternalismo, più che al buonismo. Lo associo alla Febbre dell’Educatore/Rieducatore. All’ossessione – tipica delle Chiese, della sinistra, e di molti intellettuali di formazione umanistica – del dovere di “educare le masse”. Il presupposto è che chi non vota come te e per le tue stesse ragioni non è semplicemente un individuo che fa scelte diverse dalle tue, ma un ignorante decerebrato manovrato da forze maligne occulte. (Un ottimo espediente per non assumesi le proprie responsabilità e concentrarsi su quelle dell’altro, tra l’altro.) E’ un tipo di approccio e di retorica che ho imparato a conoscere crescendo in una famiglia di comunisti negli anni sessanta. Per qualche motivo, mi è sembrato di ritrovarla in questo articolo, forse per il tono eccessivamente enfatico, per alcune formulazioni, per il ricorso a un certo armamentario linguistico.

        Per quanto riguarda la minaccia del ricorso all’offesa e a un linguaggio non epurato, anche qui non sono d’accordo. Tu ti chiedi quando abbiamo smesso di considerare l’educazione delle masse una priorità, io mi chiedo quando siamo diventati così sensibili da non tollerare più neanche una battuta (la satira è offensiva per definizione, da prima di Grillo e di Berlusconi), un riferimento, un’allusione. Quand’è che abbiamo scoperto di avere bisogno di essere difesi e protetti da qualsiasi parola o sfumatura linguistica che possa urtare la nostra sensibilità? No, perché questa cultura della vittimitudine non mi sembra portare niente di buono, anzi mi sembra portare solo censura e autoritarismo, continue limitazioni alla libertà di espressione. Pensa solo alla follia dei pronomi gender-neutral che negli Stati Uniti e in Canada alcuni atenei vorrebbero rendere OBBLIGATORI, o alla messa al bando di certi libri e autori, o alle purghe su Internet.

        Quanto all’odio, mi pare che si tenda a condannare solo l’odio degli altri. L’odio di Grillo è un odio “malsano e opportunista che avvelena e manipola gli elettori”. L’odio contro i razzisti, i leghisti (e altre infinite categorie di paria, ad lib.), invece, è un odio sano e educativo, che si può benissimo (e secondo alcuni si deve) praticare. Non mi quadra.

        Reply
        1. Valentina

          Tocca molti punti e cercherò di replicare.
          1) certo, è un punto di vista paternalistico ma che mi pare perfettamente coerente con la missione della sinistra che della propria presenza nella società e in quella dello Stato nella società fa, o almeno faceva, un elemento costitutivo e fondante. Se si abdica a questo, se lo si rifiuta, si perde anche una certa credibilità quando si rimprovera il centro-sinistra (per sua natura e dichiaratamente ben più liberale e liberista) di essere “poco di sinistra”;
          2) sul mio “armamentario linguistico” mi pare lei stia ponendo una critica. Non ho ben capito quale e posso replicare solo che questo mi è proprio e questo uso;
          3) io non mi scandalizzo “di per sé”. Non mi scandalizzo proprio nella vita, non mi appartiene come condizione. Sento però di dover sollevare una questione quando l’odio diventa la cifra (con tanto di speculazione economica) della creazione del consenso e quando questo viene by-passato dalla sinistra come niente fosse. Io sento di dover sollevare una questione quando lo si usa nell’ambiguità scivolosa del comico/politico e quando sfocia nel muro istituzionale del “non ti faccio parlare”. Tutto questa necessità di rafforzare i punti di vista con aggettivi e termini divisivi e polarizzanti (mi perdoni, ma neanche questo suo commento ne è scevro) mi pare un segno tutt’altro che bello rispetto al dibattito. Se per lei invece lo dobbiamo accogliere con smaliziato cinismo, non so che dirle: io sono dall’altra parte e mi prendo tutti i “buonista” del caso;
          4) non ho mai detto che sia opportuno da praticare l’odio di razzisti e leghisti. Non lo penso e non so perché ci tiene a rilevarlo come un’accusa. Penso però che sia stretto parente di quello di Grillo. Solo che a Grillo fa l’occhiolino una certa sinistra e a lei mi rivolgo in questo momento.

          Reply
          1. diana

            Non volevo “accusarla” e mi scuso se ho dato questa impressione. Un’amica ha condiviso il suo articolo sulla mia bacheca e dopo averlo letto ho reagito a caldo lasciando qui le mie impressioni. Poi me ne sono pentita ma era troppo tardi. Avrei dovuto contare fino a 10 perché non conosco sufficientemente né lei né la storia politica più recente.

          2. Valentina

            La capisco bene. Anche per me, mi creda, è un esercizio quotidiano di contenimento in cui passioni e pentimenti talvolta vincono. La ringrazio comunque per aver trovato il tempo e il desiderio di intervenire 🙂

      2. R

        Onestamente? Mi spaventa di più l’ossessione verso il politicamente corretto, come puntualizza giustamente Diana; credo che possa generare mostri peggiori di un sano insulto sputazzato che poi in fondo, come va di moda dire adesso, non ha fatto altro che convogliare un dissenso che poteva finire in mani ben peggiori di quelle di un comico. Sai cos’altro mi fa veramente paura? L’individualismo a tutti i costi (colpa dei social, ma fino a un certo punto) che sfocia in un narcisismo tale per cui, quando si discute, non è più importante la sintesi di due punti di vista diversi ma soltanto dire “hai visto, avevo ragione!”. “Prova di quello che dico nella mia tesi!” “Ne prendo atto come corollario della mia tesi!”. Mio, io, io, mio. Questo sì che è un bel modo per recuperare la vecchia sinistra! Di sicuro è storicamente corretto, visto che i maggiori esponenti di quello schieramento non facevano altro che parlarsi addosso in continuazione, altro che Grillo. Lascia la vecchia sinistra dove sta, senti a me. Dagli quei 4-5 anni per metabolizzare il lutto per la propria morte e passa oltre. Siamo in un mondo post-ideologico, anche se l’Italia ancora fatica ad accorgersene, e l’unico modo che abbiamo per salvare la nostra generazione – e quelle che verranno – non è quello di riesumare l’etichetta di un passato che ha perso la sua ragione morale di esistere (non c’è mai stato un numero così alto di condannati in tutta la storia della Repubblica, impossibile non rifletterci su), ma ripartire dal territorio, guardarsi intorno, capire cosa vogliono le persone, e questo i 5S l’hanno saputo fare piuttosto bene. Tutto il resto è solo un esercizio di stile.

        Reply
        1. Valentina

          1) per me la sinistra si può anche non riesumare nei suoi intenti fondanti. Però nel frattempo c’è e si esprime e su quello mi permetto di dire la mia;
          2) mandarsi a quel paese è davvero un passaggio necessario o inevitabile o auspicabile? Dà più valore allo scambio? Aiuta quello sforzo di sintesi nel dialogo che lei giustamente menziona? Quello che per lei è un vezzo perbenista in realtà è l’unico modo perché io e lei non smettiamo di parlarci… Capisce che la tendenza a fare i cinici può essere anche premiante per una parte ma non favorisce l’incontro tra le due?

          Reply
  3. Peppe Carpentieri

    Ciao Valentina, sono d’accordo con la tua analisi, e ti dico che quando ero organizer di alcuni Meetup, dal 2005 al 2010, e “partecipavamo” (in un paio di Tour abbiamo avuto uno spazio di 5 minuti) anche agli spettacoli di Grillo, cominciai a studiare la programmazione neuro linguistica (PNL) per capire la comunicazione. La PNL com’è noto è studiata anche nelle scuole di recitazione, è usata a scuola dagli insegnati (fra quelli che la conoscono, ovviamente), è usata nella pubblicità. Aggiungerei alla tua analisi un paio di temi: l’azione machiavellica dei partiti nel perseguire i propri interessi, e l’ignoranza funzionale delle masse rilevata dagli studi di Tullio De Mauro, che ci ricorda un aspetto drammatico, solo il 30% degli italiani è in grado di comprendere un discorso politico, ahimé. L’efficacia dell’azione del M5S ha effetto perché chi ha governato l’Italia negli ultimi trent’anni, non ha voluto affrontare e risolvere i noti problemi di disuguaglianze sociali, di reddito e di riconoscimento. Sintetizzando il M5S cresce non per meriti propri, ma per demeriti altrui, e tutti gli osservatori avevano previsto la crescita di quel partito. L’esito della gara elettorale era scontato, compreso il fatto che nessuno avrebbe raggiunto una maggioranza assoluta. https://peppecarpentieri.wordpress.com/2018/02/19/la-ragione-contro-il-nulla/

    Reply
      1. Lia

        La bellezza di un ragionamento esposto con eleganza e precisione mi calma e rassicura. Un ragionamento che riesce ad affrontare la complessità senza svalutarsi nella semplificazione per essere compreso da tutti, ma che non si chiude nello snobismo del “io sono io e voi non siete un cazzo” (cit. il Marchese del Grillo, ops..).
        Ti ringrazio per questo momento di riflessione. Forse mi mancano alcuni mezzi, però mi chiedo come si fa a modificare questo degrado? Come si riesce a non essere disgustati da orde barbariche (lo so, rischio anche io di essere snob dicendo così, ma essere minacciata di stupro ad ogni commento contrario da decine di grillini o di salviniani non me li fa vedere in nessun altro modo) chiudendosi completamente a riccio? Non voto Pd, ma credetemi che certe posizioni grillodestrorse mi hanno fatto riscoprire grande fan di chi sa rintuzzare colpo su colpo a certa pochezza di espressione. Ma come facciamo nel nostro piccolo a cambiare questo trend? Come facciamo a far capire alla gente che deve studiare di più?

        Reply
        1. Valentina

          Grazie per questo commento. Purtroppo non lo so. So quello che noi giornalisti dobbiamo fare: smettere di rincorrere certi meccanismi. Penso ad esempio all’incentivo alla polarizzazione nei dibattiti politici in nome dello share che si fa privilegiando ospiti che litigano, che urlano, che fanno le cose semplici quando non lo sono. Vorrei che la mia categoria fosse più capace di dire di no a tutto questo. Poi, laddove è possibile, come società civile dovremmo diventare piccoli portatori di iniziativa culturale per riavvicinarci e riavvicinare gli altri al pensiero e alla parola elaborata con attenzione. Credo dovremmo operare di più nelle nostre comunità. Spero di aver dato degli elementi…

          Reply
  4. vale

    L analisi di Valentina e’ A mio vedere abbastanza giusta ed equilibrata risponderei anche ai signori che parlano di ” fa quello che ha sempre criticato” si..esatto..anche peggio..basti pensare che anni or sono mentre sbraitava in tv con quel suo tono carino e pacato inveendo contro chi non si occupava dell inquinamento peoducendo auto elettriche e nello stesso tempo o poco prima si schiantava in sardegna con il suo motoscafone Magnum in pratica una barca con 2 motori tra i piu rumorosi e inquinanti…scusa Beppone…ma non potevi farla a vela o tacere? E per quanto riguarda coloro che hanno cercato di far leggi per non pagare le tasse e non andare in galera “si dice” e ripeto ” si dice” che negli anni dei suoi spettacoli in tv e in giro di fatture non ne abbia fatte poi molte..io non so se questo sia vero ma l idea che mi sono fatto e’ che piu che giullare sia un buffone abbastanza furbo che fa molto il contrario di cio che usa per i consensi..rpeto quello che ho ironicamente scritto nel mio post dopo elezioni..siamo alle solite e non ci resta che sentire il presidente della repubblica che ci dice…”siete su candid camera”

    Reply
    1. Valentina

      Sicuramente la situazione non è affatto bella. Lui intanto, vedo dai giornali online, fa una specie di cabaret sulla spiaggia. Questo sempre in nome dell’ambiguità che il suo ruolo di comico e uomo politicamente più influente d’Italia gli permette.

      Reply
  5. DB

    Salve Valentina,

    la sua analisi mi sembra convincente, solo un passaggio mi lascia un po scettico.

    > Oltre ad avere una grave colpa intellettuale e artistica (usare l’offesa come mezzo per far ridere)

    Nella tradizione della commedia (Stand-up commedy in primis) l’offesa è contemplata, fa ridere e può (deve?) veicolare i messaggi più svariati. Se lo spettatore è consapevole di assistere a uno spettacolo l’offesa può essere usata, ma è proprio questa sottile linea che viene a cadere con Grillo. Lui è sia Satiro che Politico e questo crea una serie di corti-circuiti comunicativi che pochi possono sfruttare.

    Reply
    1. Valentina

      Amo la satira, ho cari amici proprio nella nuova generazione di stand-up comedian italiani e mi lega a loro, oltre all’affetto, una grande stima. Quando ho scritto quella frase mi sono chiesta se sarebbero stati d’accordo. Forse no. Concordo con lei sulla questione dell’ambiguità del ruolo che crea una dislivello scivoloso. Sull’offesa invece resto con dei dubbi, forse legati più al gusto. Il suo ricorrere costantemente a quel tipo di offesa, quella che storpia il nome, quella che crea un significato molto debole oltre all’aggressione (Pisapippa? Cancronesi?…) mi sembra di tale livello che una mente intelligente – cosa che non si può non riconoscere a Grillo – dovrebbe autocensurare. Per questo parlo di colpevolezza. Ma forse mi sbaglio.

      Reply
  6. Giorgio

    Salve , ho trovato il suo articolo ben scritto , non tanto nei contenuti a mio parere scontati ma nella forma. Un appello ad alzare la testa veicolato da un linguaggio molto efficace , complimenti sinceri. Avrei evitato il finale ma e’ un mio parere.

    Reply
    1. Valentina

      Caro Giorgio, grazie per il commento. Sul contenuto, è esattamente quello che volevo dire in quel momento. Mi spiace le sia risultato banale!

      Reply
      1. Giorgio

        Affatto, non mi sono spiegato bene. Il post trova la sua bellezza nel linguaggio usato per denunciare un fatto talmente evidente e chiaro che chiunque dotato di un minimo di intelletto ha già compreso da tempo. Mi scuso.

        Reply
  7. Sara

    Buonasera Valentina,
    sono capitata per caso sul suo blog e ne sono rimasta piacevolmente colpita.
    Ho cercato di esprimere spesso e con più persone alcuni dei concetti che lei hai saputo mettere, in modo così chiaro e fine, nero su bianco. Di certo io non sono stata così meticolosa nella ricerca delle citazioni del Sig. Grillo e non ho messo la sua stessa cura nella scelta del lessico. Ma di fatto ho sempre trovato come riscontro da parte di diversi interlocutori un muro di “Vaffa” e un muro di “mi vieni a parlare dei metodi di comunicazione dei grillini quando gli altri politici non hanno fatto altro che rubare dalle nostre tasche e ingannarci? Loro sono la nostra speranza di rivoluzione!” E da quando la rivoluzione si cavalca con l’offesa e la mancanza di un buon linguaggio?
    Quando vidi per la prima volta il video riguardante il dibattito tra Renzi e Grillo, che poi dibatitto non fu, considerata la totale impossibilità di Renzi ad espremimere il suo punto di vista, ne restai inorridita. Ai miei occhi si presentava un Grillo ben vestito che parlava con tale foga e mancanza di rispetto verso Renzi, che solo in un monologo su un palco da cabaret potrebbero essere giustificabili. Grillo però sedeva ad un tavolo parlamentare e oggi il suo movimento politico rappresenta più del 30% degli italiani votanti.
    Inutile dire quanto mi abbiano lasciata ancora più sconcertata i commenti, peraltro scritti da conoscenti a cui riservo la mia stima, che oltre a commentare ovviamente hanno prontamente divulgato il video, non in senso critico, ma ahimè come inno alla Rivoluzione. Ai loro occhi quindi un eroe.
    Tiro le somme perchè mi son lasciata prendere un po’ dall’entusiasmo, ma ho scritto questo commento per dirle che condivido tutto ciò che ha espresso, per quanto poco possa valere la condivisione da parte di una semplice studentessa. Ma volevo anche ringraziarla, perchè quando ho letto questo articolo ho sentito un sentimento di sollievo, mi sono sentita meno sola nel mio pensiero, meno incompresa nella mia visione della realtà.
    La leggerò di nuovo con piacere.

    Reply
    1. Valentina

      Sara, grazie per queste parole. Il fatto che nascano dall’entusiasmo del riconoscersi è cosa molta preziosa.

      Reply
  8. Alessandro Galati

    Ciao Valentina, grazie per la bella riflessione di cui condivido ogni parola.
    Giunti a questo punto la strada della semplificazione selvaggia è spianata, e finalmente m5* + lega sono pronte per governare e “finalmente” realizzare le loro battaglie condivise: uscita dall’euro e abolizione del fiscal compact, azzeramento degli sbarchi, stop all’obbligatorietà vaccinale, alla legge Fornero e così via. Un perfetto mix di cose di destra volgari e retrograde. Potremo sfancularci allegramente senza alcun ritegno, anzi diventerà volgare non farlo, e ci toccherà ancora una volta fare la fatica di non adeguarci, con la speranza che prima o poi possa tornare alla coscienza dei più, che le parole sussurrate sono le uniche che meritano la nostra considerazione.

    Reply
    1. Valentina

      Alessandro, che dire? Grazie per il commento. Cerchiamo di mantenere la lucidità e, se non l’abbiamo, cerchiamo di non smettere di inseguirla.

      Reply
  9. Riccardo

    Non so com’è che mi trovo sempre più spesso a difendere il movimento 5 stelle per il quale provo scarsa simpatia e sincere preoccupazioni (molte delle quali condivido con l’autrice dell’articolo), però che “Ogni nemico della complessità è il vero nemico del popolo”… è una semplificazione, uno slogan anche questo. Non serve a fare chiarezza, ma solo a sdoganare le tante retoriche della complessità. Dove è il limite? Se io dico: gli immunologi sono tutti corrotti dalle aziende farmaceutiche per farci fare vaccini inutili e dannosi sarebbe meglio che qualcuno mi contraddicesse mostrando, con tutta la complessità del caso, perché sbaglio. Ma se il bene intenzionato portatore di complessità viene a illustrare la stringente necessità di politiche di austerità, riduzione dei servizi e del pubblico attraverso una convenientemente complessa strumentazione di terminologia tecnica che ha, in buona sostanza, lo scopo di far passare per necessità impostazioni fortemente idologiche e, alla fine, di fronte alla perplessità mia e di altri dice: “è troppo complesso, fidatevi”? Cosa posso opporgli? E’ sbagliato opporgli la SEMPLICE constatazione che queste benedette necessità senza scampo stanno spostando richezza in modo vertiginoso dai tanti ai pochi? E’ legittimo opporgli che, sebbene non sia io un tecnico né un esperto, ritengo che QUESTA complessità sia una enorme paraculata visto che favorisce esclusivamente quello che una volta avremmo detto il grande capitale? O per questo sono un boccalone grillino che spera nei miracoli e si mette in fila per il reddito di cittadinanza? Anche la contrapposizione complessità/semplificazione è semplificazione eh…

    Reply
    1. Valentina

      Non sapevo esistessero “le tante retoriche della complessità”. Bizzarro pensare che sia la complessità lo strumento del grande capitale. E che la salvezza vi arrivi da un leader che di per sé è esempio di capitalismo spinto. Per il resto, mi sento di rigettare la critica: non mi pare di aver scritto slogan, ma di aver esposto una teoria con argomenti. Cordialità.

      Reply
      1. Riccardo

        E’ giusto rigettare quello che non si è scritto: io, per esempio, non ho scritto che Grillo ci salverà. Ho scritto, mi pareva ovvio, che le azioni politiche e il peso che hanno sulla vita della gente si misura dagli effetti e non dalla forma (che neanche a me piace) del dibattito politico odierno e degli strumentini-ini-ini di captazione del consenso. Mi viene in mente “Fontamara” di Silone dove un politissimo politicante cambia in “5 lustri” la durata della concessione delle acque comuni a un privato, visto che 25 anni erano sembrati troppo alla popolazione dei contadini che avevano protestato. In questi anni educatissimi e amabili signori, che in gran parte si definiscono progressisti, hanno imposto arbitrari rapporti fra deficit e pil come vincoli necessari e virtuosi, stabilito funesti tassi di cambio, inserito norme di bilancio in constituzione e avviato durissime riforme progressive del lavoro e delle pensioni con sorvegliatissima dialettica e grande pacatezza.

        Reply
      2. Filippo

        “Bizzarro pensare che sia la complessità lo strumento del grande capitale”

        Mi perdoni ma non è bizzarro. C’è una serie di passaggi della storia economica capitalistica occidentale degli ultimi trent’anni che evidenzia questo fatto. Dagli anni ’80 in poi la finaziarizzazione dell’economia occidentale si basa su teorie matematiche sempre più complesse che hanno spinto il capitale finanziario a livelli mai visti dal ‘700 in poi. E se questo aumento di complessità è generalmente avvenuto sotto governi di destra/conservatori (Thatcher, Reagan, Kohl etc) i successori di sinistra non hanno fatto nulla per mettere un freno a questa tipologia di crescente complessità delle operazioni finanziarie. Su tutti basti pensare l’abolizione del Glass Steagal act avvenuta sotto la presidenza di Bill Clinton che ha definitivamente sciolto le briglie al capitale finanziario.

        Reply
  10. Filippo

    Ho trovato l’articolo corretto nei contenuti e gradevole nella forma.
    Personalmente mi è capitato di avvicinare il movimento cinque stelle quando non era ancora nemmeno nato ossia in quel periodo che va dai primi mesi del 2004 all’8 settembre 2007 (data del primo V-Day) per poi concludersi il 4 ottobre 2009 (data di fondazione ufficiale del M5S come forza politica nazionale). Era il periodo dei meetup, dei circoli “amici di Beppe Grillo” e delle liste civiche a 5 stelle nelle varie elezioni locali. Sia detto velocemente: quell’esperienza politica (ma soprattutto economica, di consumo critico etc) era totalmente diversa e in alcuni casi diametralmente opposta a ciò che sarebbe poi diventato il M5S.
    A mio modesto parere ció in cui pecca l’analisi critica del “grillismo” a livello nazionale e di cui risente anche il presente articolo è il limitarsi ad una (sacrosanta) critica dei toni e dei contenuti mancando però di analizzare i motivi e l’ecosistema politico che ha consentito ad una forza politica che alla sua nascita aveva percentuali da prefisso telefonico a diventare prima forza politica del paese. I motivi sono sostanzialmente due. Inutile girare intorno al primo: fallimento totale (in molteplici campi dell’agone politico, economico e civile) sinistra italiana ha spalancato enormi praterie a forze “antisistema” come il M5S. Le scissioni, la demonizzazione dei movimenti, lo strizzare l’occhio al grande capitale e tante altre scelte hanno piano piano eroso “la base”. Il secondo è la demolizione strutturale dei rari anticorpi insiti nella democrazia repubblicana avvenuta gradualmente con l’avvento del centrodestra di Berlusconi.
    Venendo all’oggi è quindi abbastanza miope considerare il M5S la causa dell’imbarbarimento della scena politica italiana tanto nel linguaggio quanto nei modi. Il trionfo del M5S è un sintomo della decadenza culturale ma soprattutto civica della Repubblica italiana avviatasi ben prima dell’arrivo di Grillo e dei suoi proseliti. Se si vuole davvero limitare l’incidenza del M5S nella vita politica del Paese è necessario che le forze politiche alternative e i media si impegnino nel ridurre od eliminare le situazioni di disagio (sociale, politico ed economico) di cui il M5S si nutre e che rappresenta il suo brodo di coltura.
    Se invece si vorrà continuare a contrastare il M5S solo sul piano dei contenuti e del linguaggio sarà come curare i sintomi e non la malattia.
    E da medico all’università mi insegnarono che curare i sintomi di una malattia significa arrendersi alla cronicizzazione della stessa oppure, peggio, significa l’anticamera della morte del soggetto stesso.

    Reply
  11. Fabio Serra

    Parte1

    Salve, leggo ora il suo articolo e trovo che riassuma bene un diffuso punto di vista sullo stile aggressivo di una certa comunicazione dei pentastellati.
    Io ho votato 5 stelle, e benché riconosco certi aspetti del suo ragionamento non trovo che l’analisi complessiva sia corretta.

    Anzitutto a leggere questo articolo si potrebbe pensare che la comunicazione pentastellata sia circoscritta ai discorsi di Grillo, non è così e lei lo sa bene. I 5 stelle possono vantare anche tanti ottimi interlocutori, direi Di Battista su tutti, ex-deputato da cui lo stesso abile Renzi si è guardato bene di sfidare a dibattito.
    Ma chiaramente a far clamore sono le parolacce di Grillo, e non i discorsi più strutturati di Di Battista, di Toninelli, della Ruocco …
    Ora non dedicare un articolo serio al fenomeno comunicativo di Grillo sarebbe delittuoso, ma ricondurre tutta la comunicazione pentastellata a Grillo e ad un certo linguaggio del web è oggettivamente scorretto. Ma forse un articolo che parli anche della comunicazione degli altri desterebbe meno scalpore e “venderebbe” meno.

    Dubbi a parte vengo con lei ad esaminare il fenomeno comunicativo di Grillo.
    Grillo ha segnato un cambiamento nell’uso dell’offesa in politica … mmmmm quasi.
    Vero che le offese già si usavano prima di lui, e che dopo di lui sono diventate normale parte integrante del dialogo politico. Ma vorrei sottoporle un caso.
    Vittorio Sgarbi.

    Reply
  12. Fabio Serra

    Parte 2

    Vittorio Sgarbi.
    Conosciuto ai più come grande uomo di cultura e provocatore con la parolaccia sempre a portata di lingua. Agisce nella scena politica da ben prima di Grillo. Aggredisce continuamente i suoi interlocutori, sostenendo con la propria forza intellettuale e vagonate di parolacce, governi che sono stati l’emblema dell’anticultura e dell’immoralità. Perché c’è una così notevole sproporzione di seguito popolare? Sgarbi lo anticipa, ed è anche più aggressivo di Grillo.
    Non mi venga a rispondere che i discorsi di Sgarbi sono più complicati da seguire, perché sa essere tanto complicato (di quella complessità che confonde però, non quella benefica a cui fa lei riferimento) nel suo entrare nel merito, quanto CRISTALLINO nel vendere le posizioni che vuole caldeggiare.
    Grillo è populista e Sgarbi no? Cos’è Sgarbi un idealista che invece che proporre facili soluzioni, dice la verità al popolo?
    Le viene il sospetto che forse ci sia una base reale tra un vaffa e l’altro di Grillo che ha fatto si che lui avesse seguito rispetto a Sgarbi o a chi prima di loro?
    È possibile analizzare l’efficacia comunicativa di Grillo decontestualizzandola dal momento storico politico che stiamo vivendo?
    Se Grillo fosse vissuto negli anni 50 e 60 avrebbe mai avuto un seguito?
    Lei esalta il valore della complessità, della ricerca, dello spirito critico, e poi mi legge soltanto l’aspetto finale della comunicazione grillina.
    Ho usato più volte nei miei discorsi la seguente immagine: “Craxi che viene fischiato e preso a monetine”. Ho 41 anni e me lo ricordo come fosse ieri mentre vedevo quel video in televisione. Ricordo a quel tempo lo sdegno pubblico che si percepiva. Ricordo mani pulite, e ricordo l’entusiasmo della gente nel vedere i truffatori sotto inchiesta. Poi vengono B. e il suo amichetto D’Alema. Poi la magistratura continua ininterrottamente a stanare nuovi corrotti. Poi la magistratura affanna a stare dietro ai tanti sempre nuovi corrotti. La percezione è un po’ quella che per uno che beccano ce ne sono altri 100 che continuano a banchettare. E lo sdegno via via si trasforma, e diventa per molti la normalità. La sinistra che si sdegna per il macroscopico conflitto d’interessi di B. quando si alterna al governo, non fa nulla a riguardo (e poi la magistratura scoprirà il perché). Nel frattempo la truffa, la trasgressione delle regole, il malaffare per molti È IL SISTEMA: prevale l’impotenza. Assisti a Scajola che si difende candidamente alle accuse dichiarando che la casa gli è stata comprata a sua insaputa, o a Fiorito (uno di quelli che gettava le monetine a Craxi) che impunemente dice in tv che ha sì sperperato, ma muovendosi sempre nei termini consentitogli dalla legge (e sti ca__i della morale)!
    E guarda il caso è in questo clima, con la forbice sociale che va sempre più dilatandosi, e con tanta parte del mondo della cultura che non sembra percepire appieno il problema, che partono i primi vaffa … che strano!

    Reply
  13. Fabio Serra

    Parte 3

    … che strano!
    Il linguaggio aggressivo è figlio di Grillo o Grillo è figlio del contesto sociale sopra descritto?
    Perché uno che avrebbe tali ambizioni di potere si dovrebbe mettere a fare il grande burattinaio a 60 anni mentre prima ha giocato tutto il tempo a fare il comico? C’è totale coscienza in quello che fa e dice, o quella rabbia, che anche tanti altri provano, è la vera artefice di quello che il comico dice? (Questione grave s’intende, ma che pone Grillo ben sotto il livello di gran stratega che gli si vorrebbe affibbiare).
    Nei vaffa c’è solo volgarità e semplificazione, o c’è anche mera ribellione e disagio sociale?
    Grillo a malapena è diplomato, poi col tempo si è dato una ripulita, ma insomma non è certo il vate. E se il disagio non viene gestito dall’alto dagli avveduti uomini di cultura, poi non c’è da stupirsi se uno del popolo, che però sa fare 2 + 2 e che magari è un tantino estroso e molto empatico prende il sopravvento e va a colmare un vuoto lasciato proprio da chi nella politica o nella cultura pensa ad altro.
    … E poi chiaramente usa il linguaggio che conosce.
    Non tutti quelli che lo seguono usano lo stesso linguaggio, ma molti si. Ma molti fra questi molti, quelli che scrivono fuoco e fiamme sui social per sfogare le proprie frustrazioni, preesistono a Grillo e ci sarebbero con o senza lui, usando il medesimo linguaggio.
    Ora che questo atteggiamento e linguaggio si vada stemperando con il palesarsi delle prime vittorie e quindi con i conseguenti obblighi di responsabilità di governo è un dato di fatto. Non dico che si siano estinti e che non abbiano lasciato segni, ma non necessariamente son stati soltanto negativi. Qualche vaffa (e dico qualche, perché so bene che si è oltrepassata la misura) può esser utile a dare la scossa laddove l’intellighenzia non arriva.
    E poi non dimenticherei di evidenziare che l’atteggiamento di apertura da parte di certi ranghi della sinistra ai 5s, non è certo uscito opportunisticamente ora con la loro parziale vittoria, ma c’è già da un pezzo. Quell’atteggiamento come di chi un po’ colpevole, sa dentro di sé che fra i pazzi che strillano, si agitano anche questioni che erano di propria pertinenza ma che sono andate perdute.

    Riguardo al famigerato video con Renzi, incontro ben più celeberrimo di quello con Bersani, lei dice che Grillo siede ad un tavolo istituzionale delle trattative e impedisce a Renzi di parlare. Detta così potrebbe sembrare che lui sia andato lì per sciorinare tutto il suo pensiero su chissà quale argomento e aver poi impedito alla controparte di controbattere. Invece no. Basta ascoltare quello che dice. Gli dice che non sta lì per aprire un dialogo, per il semplice motivo che non lo ritiene credibile, qualsiasi cosa lui gli dica. Sta lì per dirgli questa cosa pubblicamente punto. Non c’entra niente la grammatica della democrazia. I 5 stelle allora erano il primo partito per numero di voti, ma come coalizione vinceva il centro sinistra e questo poneva i 5s in una situazione di subalternità, a qualsivoglia condizione, che semplicemente loro non accettarono e scelsero l’opposizione. Scelta legittima, discutibile, ma legittima e nient’affatto antidemocratica. Non sta IMPEDENDO LA PAROLA ALL’AVVERSARIO come sostiene lei, STA IMPEDENDO proprio IL CONFRONTO, non ce lo vuole avere: è LEGITTIMO.

    Sulla semplificazione e sulla complessità, anche qui ci vedo una parziale verità. Ci dovrebbe essere semplicemente un equilibrio tra i 2 aspetti e non una prevalenza di uno sull’altro secondo me.

    Buona giornata,

    Fabio Serra.

    Reply
  14. Marcello Maggiore

    Penso che, vista la latitanza dei CUSTODI di Legalità e Costituzione, ognuno debba sentirsi in dovere di assumersi questa responsabilità di giudizio: condannare.
    Dato che nessuno, NESSUNO arrivi a contemplare il suo vero aspetto FUORILEGGE, che non deve nascondere quello, inesistente, POLITICO. Ritengo che debba prevalere il fatto di considerarli dei delinquenti. Altro che confronto politico.
    E chi va nei CAF a sbeffeggiare se stesso, dovrebbe guardarsi allo specchio per cercare la propria immagine, tra le sembianze di Grillo.

    Reply
  15. Marco

    …ciao Valentina… a distanza di mesi ho riletto tuo intervento e lo trovo sempre attuale: concordo pienamente!!! ciao e buon lavoro 😉

    Reply

Leave A Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *