Il colosso dell’abbigliamento H&M è nella bufera per aver pubblicato una foto da molti – me compresa – ritenuta razzista. Il modello, un bambino nero, nell’immagine indossava una felpa con scritto: “The coolest monkey in the jungle”, la scimmia più cool della giungla.


“Che sarà mai”
, dicono alcuni accusandoci di buonismo. Tutto questo non c’entra niente con il buonismo o il perbenismo. La rottura del politicamente corretto è qualcosa che per gusto e intelletto mi appartiene. Ma esistono i registri, esistono i luoghi, esiste il linguaggio e il senso. “Che sarà mai”, dicono. Ma quale peso ha questa leggerezza?

Le grandi battaglie per i diritti sono quasi sempre ring sui quali a ogni colpo segue un contraccolpo. La storia vuole che generalmente i contraccolpi si facciano più deboli. Ma esistono. Per questo è sbagliato pensare che, quando si ottiene qualcosa, quello sia definitivo o assoluto. Almeno nel breve termine.

Prendiamo la segregazione razziale in America. I tempi in cui alla proclamazione dell’emancipazione di Lincoln faceva seguito la rivolta di New York contro i neri sono lontani. Come lo sono quelli in cui alla creazione del XIII emendamento (abolizione della schiavitù) facevano seguito i Black Codes per la limitazione dei diritti dei neri. Colpo, contraccolpo. Forti.

Passano i decenni e i secoli e in molti penseranno che se abbiamo avuto Obama il razzismo in America sia finitoDel resto – si dirà – forse il prossimo presidente sarà una donna afroamericana, Oprah, che è anche una delle persone più potenti della terra.

Non è così.

A fianco a loro ci sono stati Ferguson, le morti di Freddie Gray, Eric Garner, Michael Brown, un reddito tra un terzo e un quarto più basso rispetto a quello dei bianchi, una disoccupazione di circa il doppio e un presidente che sembra sempre meno interessato alla comunità.

Il razzismo non è finito, la battaglia per i diritti non è finita. Soprattutto se si pensa che proprio i suprematisti bianchi sono stati rilanciati con forza sulla scena politica in corrispondenza della campagna presidenziale di Trump. Come può quel ring, in America, non scaldarsi ancora oggi per un’immagine simile? Contro H&M, che intanto ha rimosso la foto è si è scusata, hanno protestato nomi influenti della cultura popolare come il giocatore di basket americano LeBron JamesThe Weeknd, star di fama mondiale che ha smesso di essere loro testimonial.

Da noi la polemica è più tenue ma comunque venata di prevedibili obiezioni legate al classico “che sarà mai”:

1) “H&M è così tranquilla con se stessa che chiaramente non aveva intento razzista, anzi, voleva dimostrare di essere oltre lo stereotipo.”
Non possiamo conoscere l’intento di chi ha fatto la foto, ma un colosso come H&M ha più livelli decisionali. Possibile che fossero tutti disattenti (loro dicono che investigheranno sulla dinamica), ma la scelta pare consapevole. Si pensi che per lo stesso set è stato usato un altro bambino, bianco, che invece indossa una felpa che lo incorona “esperto di sopravvivenza nella giungla delle mangrovie”. Avventuriero bianco vs Scimmia nera. A voler essere oltre lo stereotipo, le felpe andavano invertite.

2) “Ma quale razzismo! E’ un modo simpatico per dire che è carino come una scimmietta…”
Diresti mai al tuo figlio bianco che è carino come una mozzarellina? No, appunto. Quel bambino non sembra una scimmietta, come vostro figlio probabilmente non sembra una mozzarellina. “Essere bianco come una mozzarella” o “essere una scimmia in quanto nero” sono stereotipi legati al corpo, all’origine, a una presunzione di carattere culturale. In quanto stereotipi attengono al pregiudizio. Tra l’altro sono immagini povere a livello evocativo, paragoni debolissimi a differenza di altri modi di dire popolari. Non c’è niente di carino in questo. Poi possiamo divertirci a essere politicamente scorretti, per certi versi è anche un bene, ma dovremmo avere sempre chiara l’origine di quello che diciamo.

3) “Ma ti pare che sono così scemi da farlo apposta…”
Questa vicenda comporta un danno di immagine importante, soprattutto in Paesi che, diversamente dall’Italia, tendono a non perdonare certe cose. In un mercato globale altamente competitivo la sensibilità dei tempi va rispettata. H&M lo sa bene tanto che da anni fa campagne, ad esempio, sulla consciousness, ovvero sulla ecosostenibilità dei suoi capi. Assumiamo quindi che quelli di H&M non siano stati scemi da farlo apposta, sono stati scemi a farlo per sbaglio. Questo li rende meno colpevoli?

Vorrei fosse chiaro che non devi indossare cappuccio o croci celtiche per essere razzista. Anzi, il razzismo, come il sessismo, è talvolta tanto più preoccupante quanto più sembra innocuo e sottotraccia. Quanto più ci sembra trascurabile una frase, un atto, una prassi razzista. Quanto più è inconsapevole.

A proposito di questo,  H&M, come Zara, è tra quelle aziende che in Italia assumono neri ancora in funzione di quello che più segna lo stereotipo nel nero: il suo corpo. I neri che lavorano per H&M in Italia stanno prevalentemente, se non esclusivamente, all’antitaccheggio. In silenzio, grandi e grossi, sorvegliano le nostre uscite con le buste.

Stanno lì a fare l’uomo nero, vestito da uomo nero. Ecco, tutte le volte in cui passiamo per l’ingresso di H&M pensando che questo sia normale, tutte le volte in cui non ci accorgiamo che in Italia il nero è manovalanza, è prostituta o bracciante, è al massimo del riconoscimento sociale un corpo statuario alla porta, siamo razzisti. Assecondare questa condizione con un “che sarà mai” è razzista. Lo siamo almeno quanto chi pensa sia normale che un bambino nero rappresenti il miglior modo per interpretare la scimmia più cool della giungla.

3 Comments Perché quella foto è razzista. E perché forse lo siamo anche noi

  1. Riccardo Escher

    Roland è morto, benvenuta Valentina! Blog molto elaborato e istruttivo, grazie.
    Un solo dissenso: “La rottura del politicamente corretto è qualcosa che per gusto e intelletto mi appartiene”: è troppo difensivo perché accetta il discorso della destra reazionaria (agenda setting).
    Secondo me il P.C., che la destra reazionaria denigra tanto, è semplicemente gentilezza e buona educazione. Personalmente sono molto sarcastico e caustico, ma “friggo” solamente persone o ambienti che ritengo robusti e adulti e che si sono meritati il mio vetriolo con il loro comportamento e non per quello che sono. Evito invece quanto posso di spargere sale nelle ferite subite dagli altri. Per me P.C. vuol dire questo: gentilezza.

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    1. Valentina

      Hai ragione, Riccardo. Non lo intendevo in quel modo. Del resto, troppo spesso ormai, il conformismo sono maleducazione e aggressività.

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  2. Papi

    Hai perfettamente ragione. Sono capitato per caso su questo sito e devo farti i complimenti per i temi scelti e la chiarezza.

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